Il buio dentro

by Antonio Lanzetta

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fabrizio leonetti rated it

16 March 2017

Definirei tranquillamente “IL BUIO DENTRO" un thriller con un’evidente sfumatura di nero, alla Carrisi, Faletti, ma anche alla Cornwell, alla Reichs, alla Beckett ("La chimica della morte"!) e, con quei delitti rituali sanguinosamente legati ad antiche leggende, alla Sharon Bolton.di "Sacrificio". "IL BUIO DENTRO" è anche un cruento e avvincente divertissement (sempre che si riescano a trovare "divertenti" cadaveri decapitati e appesi ad un albero... ;-), pregno di citazioni cinematografiche... come non pensare al ruvido e disincantato Walter Kowalski dell' eastwoodiano "Gran Torino", conoscendo il grande, disilluso personaggio di Don Mimì, con quel suo "sacrificio" finale e quella struggente elucubrazione sull'irrecuperabilità del passato (pag.207 )? O a "Saw - l'enigmista", con la scena dell'amputazione di un piede per liberarsi da una catena (a pag.89)? E la corsa disperata di Ingrid nel bosco notturno, con quei "rami che le sferzavano le braccia" paragonati a "dita scheletriche che tentavano di afferrarla" è una bellissima citazione dal disneyano "Biancaneve" (corsa citata anche nel folgorante incipit di "Suspiria" di Dario Argento, del cui film "Profondo rosso", l'autore ricorda forse le bambole appese...). Non da meno sono le felicissime citazioni letterarie... King, il maestro, innanzitutto, con "It" e, naturalmente, "Stand by me", quando Lanzetta, in tutta la parte ambientata nel passato (per il sottoscritto, la migliore), descrive con mirabile sensibilità, tra luci abbaglianti e imperscrutabili ombre, il sempre esitante percorso attraverso il corridoio che conduce dall'infanzia all'adolescenza, fino alla maturità... E poi il nostro Niccolò Ammaniti: dalla idilliaca e insieme inquietante ruralità di "Io non ho paura", alla commovente, perché goffa, impacciata, trepidazione del primo innamoramento di "Ti prendo e ti porto via". Certo, nella parte ambientata nella contemporaneità l'autore paga pesantemente il tributo alla moda del cosiddetto "noir" nostrano (sia letterario che cinematografico e televisivo), e alla brutalità un po' abusata di Tarantino (con quelle teste che esplodono in maniera decisamente "pulp"), ma tant'è... Va comunque precisato che Lanzetta, pur esordendo in questo genere, sa già rispettarne le regole, con un equilibrato dosaggio di violenza e azione e una caratterizzazione dei personaggi svelta ed efficace... E riesce a comunicare la struggente percezione dell'assenza, coniugata proprio al dolente concetto di perdita, di smarrimento legato all'elaborazione di un lutto incolmabile, che è comunque permeato dal timore malinconico dello "sbiadimento" dei ricordi più belli a causa del tempo che continua a scorrere inesorabilmente. Fabrizio Leonetti - Bari.

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